Il mio Passatore

65km tanto è durato il mio primo Passatore, non per scelta, ma purtroppo per il mio primo ritiro in 3 anni di competizioni.
La scottatura per la delusione è stata talmente forte che mi sono deciso a scrivere qualcosa solo ora, dopo un mese, e dopo aver ripreso a correre.
Ma partiamo dall’inizio…
Dopo lunghi mesi di allenamento e dopo alcuni giorni passati a decidere come organizzare la logistica della gara finalmente arrivo a sabato 24, la sveglia suona presto, una colazione abbondante, una ricontrollata a tutto il materiale e si parte per Faenza.
Qua mi incontro con William che gentilmente mi ha offerto un passaggio, il viaggio scorre veloce studiando la strada che dovrò affrontare da li a qualche ora.
Arriviamo a Firenze verso le 12.30, pranziamo, ci prepariamo e ci dirigiamo verso la partenza: dopo un giro nel centro di Firenze dove incontro Federica e Luigi, MarcelloS e faccio la conoscenza di Lilli(compagna di Marcello)e di Deuterio entro in griglia.
La tensione sale, la gara sognata una vita finalmente sta per partire…
Ore 15.00 lo sparo dello starter da il via, finalmente si parte, non ci posso ancora credere sto correndo la 100km del Passatore!
I primi km scorrono nel centro di Firenze tra due ali di folla che ci incitano, si arriva al primo ristoro dove riuscire a bere è un impresa ardua; da qui poi partirà la salita.
La salita verso Fiesole mi prende alla sprovvista, non conoscevo questo tratto di strada e non pensavo fosse così ripida, inizio ad alternare la corsa al cammino tanto la gara è lunga; qualche furbetto taglia i tornati, forse pensano di guadagnare quei secondi che gli daranno la vittoria? mah…
Anche qui le strade sono piene di gente, tanti bambini che saltano in attesa di un cinque, in tanti con l’acqua che cercano di rinfrescarci, si vede che più che una gara da queste parti il Passatore è un evento, una festa paesana.
La strada prosegue con tanta salita, nonostante tutto sto tenendo il ritmo prefissato e soprattutto senza forzare; al 15imo km circa la salita finisce e inizia la lunga discesa verso Borgo San Lorenzo.
La discesa è sempre stato il mio forte, inclino il busto in avanti, accorcio la falcata e lascio andare le gambe, sempre senza forzare però.
Dopo una decina di km inizio a sentire uno strano dolo nell’interno coscia, zona adduttore, a cui non do molto peso e continuo per la mia strada; incontro tanta gente conosciuta con la quale scambio due battute per poi proseguire con il mio passo ma, qualcosa non va. Lo stomaco mi da problemi, forse ho pranzato tardi, forse ho mangiato troppo, dei due gel che avrei dovuto prendere ne ho consumato solo uno (che sbaglio!) inizio a bere qualsiasi cosa cercando sollievo ma niente, stringo i denti e continuo.
passatore3Passo il traguardo di Borgo SL in 3h19’41”, 6 minuti meno di quanto preventivato, qui al ritiro della borsa incontro William che pensavo si trovasse abbondantemente avanti a me, due chiacchiere e si riparte.
Facciamo un po’ di strada insieme ma il dolore inizia farsi sentire sempre più prepotentemente e mi costringe a camminare. In questa fase riesco a correre per non più di 4/5’ alla volta.
Arrivo finalmente a Ronta dove in ambulanza mi danno una dose massiccia di ghiaccio spray che mi rimette fortunatamente al mondo anche perché da qui comincia la salita.
Gli allenamenti fatti in salita danno i loro frutti, alternado corsa e camminata riesco a salire la Colla abbastanza agevolmente a Razzuolo decido per dei massaggi ma c’è troppa fila allora decido di proseguire fino al passo tanto ormai mancano solo 4 km.
Arrivo in vetta in poco meno 6h e mi infilo dritto nella tenda dei massaggi, spiego il mio problema in zona inguinalepasso-della-colla ad una signorina che sembra un po’ imbarazzata (penserà mica che sono un maniaco?) chiama quindi un suo collega che mi stropiccia bene bene i muscoli facendomi fare anche qualche urlo ma dopo 8/10’ sono fuori con una gamba che mi sembra nuova, taglio il traguardo in 6hh7’5”.
Alla tenda mi fermo per vestirmi, bouff, manicotti e led lampeggianti poi via in discesa.

Il dolore sembra passato, sembra…finché la strade sale o scende non sento niente ma appena spiana un’attimo vedo le stelle; da Crispino a Marradi la strada da discesa si trasforma sempre più in falsopiano e il dolore aumenta sempre.

Continuo alternando sempre corsa a camminata, il tempo non è male, sono in ritardo sulla tabella di appena 15′ ma l’idea che i restanti 35km possano tramutarsi in un calvario iniziano a condizionarmi.

Arrivo a Marradi, all’ingresso del paese vedo mia sorella e mia nipote che mi aspettano con la sacca, provo a cambiare le scarpe e mi accorgo che un’unghia mi ha tagliato l’alluce, le scarpe nuove mi sembrano strettissime per cui cambio idea e rimetto le vecchie.

Riparto accompagnato da mia nipote, passo il traguardo di Marradi e mi fermo al ristoro qui, con gran sorpreso vedo arrivare William pensavo fosse di molto avanti a me, evidentemente in discesa lo avevo superato senza accorgermene, andiamo a farci fare un massaggio ma qui non c’è “l’esperto” come in cima alla colla e il risultato è molto più deludente, mi siedo un’attimo a far due chiacchiere con la mia nipotina mentre William riparte e alla fine la disperazione ha il sopravvento.passatore4

Vado verso la rilevazione del tempo e mi faccio stampare il diploma, mi sono ritirato.
E’ dura da mandare giù, è il primo ritiro su 28 gare e questa era la gara più importante.
Peccato, perchè a Marradi ero passato in 8h01′ e l’obbiettivo di stare tra le 12h/13h era realistico.

Il prossimo anno non posso e non dovrò fallire.

Il dolore mi fa quasi zoppicare e così sarà per i successivi due giorni, un successivo controllo dal fisio mi darà la diagnosi, infiammazione allo psoas e all’adduttore destro, 15gg di stop e poi ripresa graduale. Poteva andare peggio.

 

>Loris

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