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Firenze Marathon – la mia prima maratona

Firenze Marathon – la mia prima maratona

Oggi voglio raccontarvi l’esperienza della mia prima maratona: la Firenze Marathon.

Arrivo a Firenze alle 10.15 e non avendo ancora disponibile la camera mi dedico ad un giro turistico del centro con la famiglia.
Alle 12.30 finalmente mi dirigo al B&B (consigliato da Pablo) in zona S.Croce, il tempo di sistemare le cose e si esce di nuovo a spasso per la città.
Firenze è stupenda, il vedere tutti i maratoneti in tuta in giro per la città mi da una carica incredibile.
Alle 16 parto alla volta dell’expo, sceso dal bus mi aggrego ad un gruppo di runners e, a causa di indicazioni sbagliate, quasi ci perdiamo e finiamo per fare una passeggiata da almeno 2km prima di trovare l’ingresso…
L’expo è stracolmo di gente, quasi non si cammina, troppo pieno di stand di altre gare e di società varie  e molto scarso in fatto di abbigliamento, il percorso obbligato per me crea solo

 

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Il mio pettorale

una gran ressa ma alla fine in una quarantina di minuti riesco a completare il giro e a ritirate il mio agognato pettorale e il pacco gara.
Foto di rito davanti alla gigantografia del percorso e ritorno in camera.
Alle 19 esco per la cena, evito alcolici e schifezze varie e decido di stare leggero ( che atleta che sono:mrgreen: ) e alle 21.15 sono già in camera.
Accuso un leggero dolore alla gamba sinistra e inizio d essere assalito da mille pensieri negativi…non avrò
camminato troppo? Ma domani riuscirò a terminare la gara?
Preparo tutto l’occorrente per la mattina e alle 22.15 sono già sotto le coperte, credevo che avrei fatto fatica a dormire invece mi addormento praticamente subito e fino alle 4 è tutta una tirata.
Alle 6 mi si spalancano gli occhi e capisco che non sarei più riuscito a chiudere occhio così mi vesto ed esco alla ricerca di un bar dove fare colazione.
La zona di S.Croce è ancora popolata dai superstiti del sabato sera, alcuni a stento si reggono in piedi altri quasi dormono sulle panchine…alle 6.45 finalmente apre un bar.
Fatta la mia colazione me ne torno in camera, mi preparo ed è già ora di uscire per andare alla partenza.
Il tempo è ottimo, cielo sereno e circa 11°, l’ideale per correre.
Arrivato sul lungarno mi imbatto nel gazebo della Celadrin dove mi vengono offerti un paio di campioni della loro crema antinfiammatoria che mi tornerà molto utile in gara, ne approfitto anche per farmi massaggiare 5 minuti le gambe.
Alle 9 sono in griglia, la tensione sale…5…4…3..2..1 e si parte.
Già dai primi metri il tifo è calorosissimo, io mi sforzo di andare piano, il primo km lo chiudo in 5’44” poi cerco di andare sui 5’20” che mi ero prefissato mantenere sino al km 10.
All’uscita del sottopasso della stazione incontro due conoscenti di Reda, un un saluto veloce e torno sul mio passo, alle Cascine quando il mio gps segna 7,37km incrociamo i primi che sono già al km 13 affraid , dei razzi praticamente.

La strada, sdoppiata, risulta essere stretta per tutti i maratoneti e assisto alle prime cadute, cerco di evitare e proseguo per il mio ritmo.

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Passaggio a Ponte Vecchio

La gara prosegue, non salto nessun ristoro alternando acqua a Sali, i bambini lungo il percorso che chiedo un 5 sono stupendi e cerco di accontentarli quasi tutti.
Passo il 19imo km che sono in linea perfetta con quanto mi ero prefissato, 5’15”, passiamo a fianco del Ponte Vecchio e dopo 100m succede il patatrac…quelli che mi precedono sono più lenti di me ma fanno tappo, d’improvviso rallentano ancora, io per non andargli a sbattere accorcio la falcata e quasi non alzo il piede destro da terra che si va ad impuntare contro un lastrone sconnesso e mi catapulta a terra.
Non faccio neanche in tempo a toccare terra che sento già da dietro che mi incitano a rialzarmi e a non mollare, mi rialzo immediatamente e riprendo il mio ritmo.
Nel momento dell’impatto sento  però un dolore, un indurimento, nella parte alta del polpaccio dx ma non gli dò peso visto che riesco a mantenere il mio ritmo.
La mezza passa in 1h52’ e da li la strada si dirige in direzione stadio, il punti con meno tifo, io riesco a mantenere il mio ritmo comunque, al km 28 sono a 5’14” con proiezione di 3h41’.
Al km 29 mi trovo costretto a fermarmi, evidentemente la botta rimediata al polpaccio mi ha portato ad avere un appoggio sbagliato che di conseguenza di ha portato un dolore atroce al ginocchio.
Una signora, gentilissima, pensando che il mio sia un problema energetico mi offre una barrette ma, ahimè, le spiego che il problema è di tutt’altra natura, faccio un po’ di stretching e mi massaggio la parte dolorante con il campione di crema, dopo aver perso un minuto abbondante riparto, vedo un ragazzo gettare la spugna e salire sul mezzo di soccorso e penso di imitarlo, fortunatamente il pensiero dura meno di un secondo e decido di proseguire
Un paio di km  e sono nuovamente fermo, un altro minuto perso, per non peggiorare le cose decido di camminare tutta la salita del cavalcavia.
Da qui in avanti sarà tutto un alternare un paio di km di corsa a una piccola sosta per fare stretching e massaggio in modo da poter concludere la gara.
Il Gps dice che se stringo i denti potrei puntare comunque ad un real sotto l’ora e 50 e allora io stringo i denti, arriviamo al primo passaggio in piazza Duomo.
Appena entro in piazza mi sembra di essere in uno stadio tante è la gente che urla e tifa, quasi ho la pelle d’oca e senza accorgermene sto correndo ai 5’/km, grave errore, difatti dopo poco sono di nuovo fermo, un ragazzo si offre di aiutarmi per i crampi ma purtroppo non sono crampi…riparto verso il tratto che risulterà il più difficile della gara, i km 37 e 38.
In questi km mi fermo spesso, un signore mi arriva da dietro e mi incita a non mollare “Loris, non mollare, ti accompagno fino al traguardo vai, vai” mi dice…io stringo i denti e provo a proseguire, rallento ma continuo a correre chiudo quei due maledetti km in quasi 14’ ma fortunatamente da lì in avanti le cose iniziano ad andare meglio, non so se effettivamente la crema abbia fatto effetto, se sia stata l’adrenalina o la carica della gente ma riesco ad attestarmi sui 5’30” e da Ponte Vecchio all’arrivo non mi fermo più.
La smorfia di dolore perenne che avevo dal km 29 pian piano diventa sorriso, arrivo al duomo, poi via del Proconsolo e mi ritrovo a sorpassare molta gente, imbocco via Ghibellina e capisco che ormai è fatta, manca un km, un ultimo km di sofferenza.
Si torna sul lungarno da dove siamo partiti, continuo con  i miei 5’30” al km e continuo a superare gente, S. croce è vicina e sento lo speaker che snocciola i numeri da record di questa maratona, finalmente arriva il tappeto blu, la fatica sparisce, alzo le mani al cielo e urlo, ce l’ho fatta, finalmente sono un maratoneta!
Una gioia indescrivibile…

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L’arrivo

 

 

 

 

 

 

 

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